Esulti il coro egli angeli, esulti l'assemblea celeste:
un inno di gloria saluti il trionfo del Signore risorto.

Gioisca la terra inondata da così grande splendore;
la luce del Re eterno ha vinto le tenebre del mondo.

 

La Pasqua ebraica era un festa  di famiglia e i riti ad essa connessa non si svolgevano al tempio ma in casa. Nell’Esodo la  casa è luogo sicuro di protezione e di rifugio in quella notte oscura del passaggio dell’Angelo distruttore. E una volta fuggiti d’Egitto la notte del Mar Rosso, è simbolo delle forze caotiche e maligne che risorgono dal fondo del mondo  e dell’uomo e minacciano di distruggere tutto. Ogni anno occorreva fare Pasqua - e per noi: occorre fare Pasqua -  per ribadire che l’affidamento a Dio, nella “Casa” costituita dagli affetti nella fede  e radicati nella Parola  ascoltata e vissuta (Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?”) sono necessari per  ritrovare le nostre fondamenta, le nostre origini.

Gesù è l’Agnello immolato e la Chiesa  è la sua famiglia, la sua casa. Lo erano i primi discepoli, lo siamo ora noi, la Chiesa: nuova famiglia e nuova città; la Gerusalemme la cui fede è barriera e muraglia contro le forze del caos che  vogliono distruggere il mondo. Le sue muraglie sono fortificate dal segno del sangue di Gesù Cristo, cioè dall’amore che va fino alla fine e ed è senza fine. Quest’amore è la forza creatrice che fonda di nuovo i popoli e le famiglie e offre così a noi lo shalom, il luogo della pace  nel quale possiamo vivere l’uno per l’altro e l’uno proteso verso l’altro.

La lavanda dei piedi che è nel contesto dei riti del Giovedì Santo questo significa: perdonarci instancabilmente gli uni gli altri, sempre di nuovo ricominciare insieme per quanto possa anche sembrare inutile. Significa purificarci gli uni gli altri sopportandoci a vicenda e accettando di essere sopportati dagli altri; purificarci gli uni gli altri donandoci a vicenda la forza santificante della Parola di Dio e introducendoci nel Sacramento dell'amore divino.  Il Signore ci purifica, e per questo osiamo accedere alla sua mensa. Preghiamolo di donare a tutti noi la grazia di potere un giorno essere per sempre ospiti dell'eterno banchetto nuziale.

Un caro augurio di Buona Pasqua a tutti voi anche da p. Roberto, P. Dino e  p. Giovanni e da me, P. Nicola, per voi e con voi parroco.

P. Nicola